Santuario di Montecastello

Il monumento per eccellenza di Tignale è il Santuario di Montecastello, che sorge su uno spuntone di roccia calcarea a picco sul lago.

Noto per la sua storia e per la bellezza architettonica, artistica e paesaggistica, è meta di pellegrinaggio “obbligata” del turismo religioso, nonché luogo di devozione alla Beata Vergine Maria, raffigurata in un affresco posto nell’abside principale. Oltre a tale raffigurazione, è possibile ammirare l’ex voto più grande d’Europa, che ritrae gli ultimi istanti di vita del bandito del lago Zanzanù. Le origini sono incerte.

Si tramanda la notizia della costruzione di una chiesa a Montecastello nel 1283, dopo una manifestazione miracolosa durante una battaglia tra bresciani e trentini. I primi dati sicuri dell’esistenza di una chiesa risalirebbero, però, al 1458, data che compare su un affresco presente nei locali inferiori del santuario.
Raggiungibile sia a piedi che in macchina, è dotato di un servizio di ristorazione.

Per maggiori informazioni: 

https://www.santuariomontecastello.it/

La chiesetta longobarda di San Pietro

La chiesetta di San Pietro sorge a Gardola, a circa 200 metri dal centro, che fu abitato fin dalla media età del bronzo. È citata per la prima volta in una bolla di papa Urbano III del 1187 come dipendente dalla vicina Pieve di Santa Maria.

Lo scavo archeologico del 2003 ha messo in luce che risale alla fine del VI-inizio del VII secolo, eretta come cappella gentilizia di una famiglia longobarda aristocratica su un’area adibita alle attività agricole fin dal IV-VI secolo. L’abside fu ricostruito in età romanica e poi nel XVII secolo insieme al campanile, la sacristia e una cappella laterale.

 

Nel Novecento fu adibita a magazzino militare e poi a teatro; nel 2008 è stata musealizzata.

Tra gli arredi liturgici importante è la mensa d’altare; interessante è il “reliquiario”, ritrovato negli anni ‘70. Nella “tomba dei bambini” sono stati trovati i resti di sette individui di età tra i 2 e i 7 anni, delle guarnizioni di cintura ricoperte d’argento ed un pettine di ossa decorato. Durante il periodo estivo la chiesetta ospita numerose rassegne d’arte.

La pieve di Santa Maria Assunta

La chiesa, edificata a partire dal sec. IX, sorge a sud-est del centro storico di Gardola. Anticamente era la pieve, dal latino plebs, ad indicare sia il territorio caratterizzato da una precisa struttura organizzativa, sia la comunità ad esso legata, sia l’edificio; da essa dipendevano, secondo la bolla del 1187 di papa Urbano III, le cappelle di San Pietro, San Zenone di Prabione, Santa Maria di Monte Castello, Sant’Ercolano di Campione, San Giorgio in Varolo. A capo della pieve era un ecclesiastico con il titolo di archisprebiter, un “arciprete”; il nome del primo, Domenico, documentato nella bolla del 1187, non è del tutto attendibile.

L’edificio è stato più volte ricostruito nel corso dei secoli; si distinguono la fase altomedievale, quella romanica, l’ampliamento del 1527-28 probabilmente per un incremento demografico, i rifacimenti del 1610-1662, la ricostruzione della metà del Settecento e quella del 1953-54.

Al IX secolo si fa risalire una porzione muraria della primitiva pieve; il campanile è invece romanico, costruito con laterizi di epoca romana e altri materiali di reimpiego.

Su un muro della canonica è stata ritrovata a metà Novecento una iscrizione di epoca romana (sec. II-III d.C.) alle dee Fatae, divinità della fecondità, probabilmente le protettrici delle partorienti: “FATIS G. DATRICIBUS” (Alle Fate G[-?] dispensatrici”).

Nell’attuale atrio della chiesa, secondo le ipotesi degli archeologi, si trovava il battistero, dove si celebravano i battesimi. Nella parte interna, invece, la struttura si presenta a navata unica, con quattro altari laterali dedicati al Sacro Cuore e Sant’Antonio da Padova (sulla sinistra), alla Madonna del Rosario e San Francesco (sulla destra). Il quadro più antico è quello dei Ss. Antonio abate, Rocco e Caterina d’Alessandria, che risale al 1530-40; l’opera più importante è la pala dell’altare maggiore, con l’Assunta, firmata da Giovanni Andrea Bertanza e datata 1623.

Nel 1728 si decise l’acquisto di un organo a Bedizzole; lo strumento fu realizzato nel 1750 da Angelo Bonatti, di Desenzano. Colpito da un fulmine nel 1822, è stato restaurato da Giovanni Tonoli (1809-1889), organaro originario di Tignale; l’ultimo restauro a cura di Ezechiele Podavini è del 1988.

La chiesa di San Marco a Piovere

Nel 1640 venne concesso dal vescovo di Trento Carlo Emanuele Madruzzo il fonte battesimale purché venisse costituita una rendita di cento scudi e di lire sette per il mantenimento di un sacerdote, con l’obbligo di tre messe settimanali, mentre gli abitanti dovevano recarsi alla pieve di Gardola nei giorni festivi. La chiesa è collocata in posizione molto panoramica su una prominenza al margine sud dell’abitato. La sua costruzione è stata probabilmente avviata verso la metà del Quattrocento; se ne scrive nelle relazioni delle visite pastorali dei vescovi di Trento degli anni 1537, 1580, 1633, 1671, 1694, 1750 e 1768. Questo perché anche Piovere, dipendendo dalla pieve di Tignale, era soggetta alla giurisdizione della diocesi di Trento. Dal 1784, quando Tignale passò alla diocesi di Brescia, anche Piovere seguì le sorti della pieve matrice.

Nell’occasione della visita del 1633 il visitatore esortò “il popolo al compimento e perfetione della nuova fabbrica abbracciata d’essa chiesa e sacrestia col guernirla delle cose necessarie al culto divino”. Consacrò poi l’altare maggiore a San Marco e benedisse la campana “maggiore in honore della Santissima Vergine et la minore della Santa Maria Maddalena”. Nel 1642 l’opera fu compiuta. Già nel 1671 risultano esservi tre altari, dedicati a San Marco, alla Madonna del Rosario e a Sant’Antonio abate; nel 1750 quest’ultimo venne dedicato a San Filippo Neri, che compare nella tela. 

 

Piovere fu la “capella” che, per prima, manifestò una tendenza all’autonomia dalla pieve di Tignale; con decreto del 16 agosto 1574 dell’ordinario di Trento venne ammesso, mantenuto dalla popolazione, un curato residente. Il 18 gennaio 1752 la chiesa fu consacrata. Piovere divenne parrocchia con decreto del vescovo di Brescia del 14 maggio 1790; primo parroco fu Carlo Antonio Gazetti.

L’altare maggiore, barocco ed ornato di colonne, nicchie e statuette, è attribuito agli scultori Pialorsi, noti come Boscaì, di Levrange. L’organo è opera di Gerolamo Venturelli (1716-1792), sacerdote, organista, nativo di Piovere; fu rimaneggiato da Giovanni Tonoli (1809-1889), noto organaro tignalese, e da Diego Porro. Degni di interesse sono la statua lignea della Madonna col Bambino, di scuola veronese, del Quattrocento, ed il dipinto “Madonna con i santi Marco, Giovanni Battista e Antonio da Padova”, i medaglioni con i Misteri del Rosario (1704) e la tela con “I santi Francesco Saverio, Antonio, Filippo Neri e Rocco” (1670), attribuita a Giovanni Battista Avrera. 

 

Di Giovanni Battista Avrera vedi l’articolo di Daniele Andreis, L’altare di San Giuseppe. La Sacra Famiglia e altre opere inedite di Giovanni Battista Avrera, in Tremosine nella storia. Voci, personaggi, vicende, 1, pp. 123-139.

La chiesa di San Zenone a Prabione

Quella di San Zenone a Prabione, su un pianoro a nord dell’abitato, è stata la prima cappella dipendente dalla pieve di Tignale, a Gardola. E. Mariani scrive che la sua edificazione «può essere ricondotta all’iniziativa degli abitanti» che da quella si trovavano piuttosto lontani. 

È citata nella bolla di papa Urbano III del 1187; della chiesa si scrive nelle relazioni delle visite pastorali dei vescovi di Trento degli anni 1537, 1580, 1633, 1671, 1694, 1750 e 1768. Questo perché anche Piovere, come la pieve, era soggetta alla giurisdizione della diocesi di Trento. Il 2 febbraio 1785, quando Tignale entrò a far parte della diocesi di Brescia, anche Prabione ne seguì le sorti.

La chiesa disponeva inizialmente di un cappellano e veniva utilizzata principalmente per la Messa festiva e per la celebrazione di matrimoni. Nel 1671 aveva un amministratore per ogni altare: Giovanni Bernardelli per l’altare maggiore, dedicato a San Zenone, Francesco Comin per l’altare di San Carlo Borromeo e Pietro Comin per l’altare di Sant’Antonio. Il 16 settembre 1674 il Consiglio speciale del Comune di Tignale scelse gli “eletti al culto divino”, uno dei quali per Prabione.Ma erano in pratica i vicini ad occuparsi della manutenzione della chiesa. Soltanto nel 1695 ebbe il fonte battesimale. Ancora nel 1845 il curato poteva «celebrare a Prabione tutte le funzioni, proprio come se fosse parrocchia,

ma con l’esclusione dei funerali, e aveva facoltà di amministrare tutti i Sacramenti, tranne il matrimonio, che restava di competenza dell’arciprete» di Tignale. Il curato, inoltre, era tenuto a recarsi alla pieve per la Messa di Pasqua, del Corpus Domini, dell’Assunzione e del Natale. Prabione divenne parrocchia con decreto del 25 aprile 1931 del vescovo Giacinto Gaggia; fu soppressa con decreto del 10 settembre 1986 della Cancelleria vescovile di Brescia e unita alla Parrocchia di Santa Maria Assunta di Tignale. 

Riedificato nella seconda metà del XVII sec., l’edificio sacro è stato restaurato nel 1960 e nel 1995. Presenta un’unica navata; ha tre altari con soase che A. Fappani attribuisce alla bottega bresciana dei Poisa, dalla quale è uscita anche la statua di San Zenone. La tela raffigurante San Carlo Borromeo in meditazione è di Grazio Cossali (1563-1629). Gli affreschi sono del pittore Bottoli. Sopra il vano del fonte battesimale si trova l’organo. Lo strumento fu approntato nel 1838 da Giovanni Tonoli (Tignale, 1809-Brescia, 1889), che aveva avuto modo di collaborare con Damiano Damiani in occasione del montaggio dell’organo del Santuario di Montecastello. 

Chiesa Ss. Sebastiano e Rocco

Chiesa di San Lorenzo

Chiesa Ss. Valentino e Bernardo

San Giorgio in Varolo